Messaggi insistenti dopo la fine di una relazione: per la Cassazione è molestia
Cass. pen., Sez. I, sent. 10 settembre 2025, n. 32770
La Corte di Cassazione ha ribadito che l’invio ripetuto di chiamate e messaggi all’ex partner, anche in un periodo limitato, può integrare il reato di molestia ex art. 660 c.p. quando la condotta risulta insistente e invasiva.
Nel caso esaminato, un uomo aveva contattato ripetutamente l’ex compagna per circa due settimane nel tentativo di riallacciare il rapporto. La donna, infastidita, aveva sporto querela. Il Tribunale lo aveva condannato e la Cassazione ha confermato la decisione.
Secondo la Corte:
non è necessario che i messaggi siano offensivi;
le finalità affettive sono irrilevanti;
è sufficiente una condotta petulante e idonea a disturbare;
anche pochi episodi, se insistenti, possono essere penalmente rilevanti.
Il principio è chiaro: il diritto di contattare qualcuno trova un limite nella volontà dell’altro di non essere disturbato.
Messaggi WhatsApp e prova nel processo penale: quando sono utilizzabili
Ti è mai capitato di ricevere minacce o messaggi spiacevoli su WhatsApp e chiederti se possano essere usati in un processo penale? La risposta è sì, ma con alcune precisazioni importanti.
I messaggi WhatsApp possono essere prova?
WhatsApp è un’applicazione di messaggistica istantanea che consente lo scambio di testi, audio, immagini, video e documenti, protetti da crittografia end-to-end. Proprio la diffusione di questo strumento ha posto il problema del valore probatorio delle conversazioni.
La giurisprudenza ha chiarito che i messaggi WhatsApp e gli SMS salvati su un telefono cellulare sono documenti ai sensi dell’art. 234 c.p.p. Questo significa che possono essere acquisiti come prova nel processo penale.
Cosa dice la Cassazione
Con la sentenza n. 38678/2023, la Corte di Cassazione ha stabilito che tali messaggi possono essere prodotti in giudizio tramite semplice riproduzione fotografica (screenshot). Non si applicano, quindi, le regole più rigide previste per intercettazioni o corrispondenza.
Il principio è stato confermato anche dalla successiva sentenza n. 12633/2024: è legittimo utilizzare screenshot delle chat come prova.
Come produrli correttamente
Per utilizzare le conversazioni WhatsApp in un procedimento penale è consigliabile:
- effettuare screenshot delle chat;
- stamparli e allegarli alla querela;
- conservarli per la successiva produzione in giudizio.
È opportuno anche eseguire un backup delle conversazioni e non eliminare il contenuto dal dispositivo.
Screenshot o trascrizione: che differenza c’è?
Gli screenshot hanno valore probatorio diretto. Diverso è il caso della semplice trascrizione dei messaggi: in questo caso, se il contenuto viene contestato, il giudice può disporre l’acquisizione del telefono per verificare l’autenticità delle conversazioni.
Se invece non vi sono contestazioni specifiche, il giudice può ritenere sufficiente anche la sola documentazione prodotta.
E se qualcuno contesta gli screenshot?
È vero che le immagini possono essere alterate, ma una contestazione generica non basta. Chi mette in dubbio l’autenticità deve fornire elementi concreti o indizi specifici.
In sintesi
Le conversazioni WhatsApp possono costituire prova nel processo penale anche tramite semplici screenshot. Tuttavia, per evitare problemi:
- conserva sempre il telefono;
- effettua copie di sicurezza;
- produci i messaggi in modo chiaro e completo.
In presenza di minacce, stalking, estorsione o altri reati documentati via chat, questi accorgimenti possono fare la differenza nella tutela dei tuoi diritti.